Servizio di Anestesia
LE ANESTESIE “SICURE”. COSA C'è DA SAPERE


Quando il proprietario porta il proprio animale dal veterinario per sottoporlo ad un intervento chirurgico o diagnostico che richieda una sedazione/anestesia è giusto che venga informato del fatto che NON esiste l'anestesia “a rischio zero” in quanto esistono possibili (e per fortuna rari) eventi avversi più o meno (talvolta non) prevedibili legati alla somministrazione di farmaci sedativi ed anestetici, principalmente ascrivibili alla sensibilità individuale del soggetto agli stessi e/o legata all'esistenza di patologie pre-esistenti. E' anche bene sottolineare che in linea di massima lo stesso concetto è riferibile a qualunque altro farmaco (non anestestico) venga somministrato al paziente.
Tuttavia il farmaco anestetico va a modificare in modo imponente lo stato metabolico, cardiocircolatorio e neurologico del paziente e pertanto il suo utilizzo DEVE prevedere SEMPRE un margine più o meno alto di rischio.
Proprio in questo contesto è bene inquadrare il ruolo del medico veterinario anestesista.
L'anestesista ha l'affascinante e ingrato compito di ridurre al minimo questo rischio mettendo in atto una serie di accorgimenti e “cucendo” come un vestito di sartoria l'anestesia sul singolo paziente, sulla base delle sue condizioni cliniche di partenza e dell'intervento che si appresterà ad affrontare.

NELLA PRATICA COME SI TRADUCE TUTTO CIO'?

PARTIRE CON IL PIEDE GIUSTO....LA VISITA PREANESTETICA

La prima cosa da fare per diminuire drasticamente l'incidenza di complicanze intraoperatorie è fare sottoporre il vostro animale ad una attenta valutazione clinica da parte del medico anestesista che, qualche giorno prima dell'intervento chirurgico (se programmato e non d'urgenza), valuterà il suo stato clinico, cardiocircolatorio, l'eventuale condizione dolorifica, richiederà uno screening sul sangue che gli permetta di individuare prontamente possibili alterazioni nella funzionalità organica.
La visita non prevede nulla di traumatizzante o doloroso per l'animale e sarà senz'altro anche un'ottima occasione per il paziente per prendere confidenza con il medico che,il giorno dell'intervento, lo accompagnerà in tutte le fasi pre, intra e postoperatorie. E' altrettanto importante che tra proprietario e medico si crei un rapporto di fiducia reciproca basato sul dialogo diretto, approfittate di questo incontro per fare tutte le domande che ritenete giuste e le cui risposte possano rassicurarvi! Ricordatevi sempre che se siete tranquilli voi lo sarò anche il vostro animale, e questo lo aiuterà moltissimo nella buona riuscita dell'intervento.
Durante la valutazione preanestetica l'anestesista raccoglierà l'anamnesi del paziente facendovi una serie di domande utili (ad es. “ha avuto malattie pregresse?” “presenta allergie note a farmaci?”) dopodichè eseguirà una visita generale del paziente facendo particolare attenzione all'auscultazione toracica per escludere o meno alterazioni di base dell'apparato cardiocircolatorio. L'anestesista inoltre misurerà la pressione del paziente, eseguirà un tracciato elettrocardiografico per registrare il ritmo cardiaco ed eseguirà un prelievo di sangue.
Nel caso in cui si dovessero rilevare anomalie di diverso genere, o anche in caso di particolari razze, durante questo primo incontro il medico richiederà ulteriori approfondimenti diagnostici come ad esempio radiografie toraciche, ecocardiografia o altro.
Se necessario l'anestesista imposterà inoltre una terapia specifica atta a migliorare al massimo le condizioni del paziente in vista dell'imminente procedura chirurgica/diagnostica.
A questo punto abbiamo speso 30 minuti circa per impostare le migliori fondamenta per la nostra anestesia. L'anestesista infatti possiede già tutte le informazioni utili a programmare il migliore protocollo da utilizzare e può assegnare al suo paziente uno stato di rischio in base alla classificazione ASA (American Society of Anesthesiologists):
ASA I : Paziente sano.
ASA II: Paziente con lieve malattia sistemica.
ASA III: Paziente con grave malattia sistemica.
ASA IV: Paziente con grave malattia sistemica che costituisce costante minaccia per la vita.
ASA V: Paziente moribondo che necessita di chirurgia.
E: Procedura eseguita in regime di emergenza.

Tutti i dati acquisiti vengono annotati nella scheda anestesiologica che è un documento sul quale verranno notificati tutti gli eventi e i parametri vitali del paziente durante le fasi anestesiologiche.

GESTIONE DELL'ANESTESIA: LA CHIAVE DI SVOLTA

E' bene precisare che dietro la buona riuscita di un'anestesia ruotano molti fattori: esperienza e preparazione di anestesista e chirurgo, condizioni cliniche e organiche di partenza del paziente, tipologia di intervento al quale viene sottoposto e, non da ultima, l'attrezzatura a disposizione della struttura a cui ci si rivolge.
Mi preme moltissimo perchè in tanti anni di lavoro ho bene imparato come vanno spesso le cose, consigliare di non soffermarsi mai alla sola lettura della cifra riportata sui preventivi catalogando sbrigativamente come “ladro” un professionista e come un “vero amante degli animali” l'altro. E' giustissimo fare le proprie valutazioni e, anzi, consiglio proprio di verificare il perchè di eventuali divari di prezzo tra preventivi diversi. Il perchè c'è quasi sempre e il “ladro” quasi mai. L'attrezzatura necessaria per una buona condotta chirurgica ed anestesiologica è costosissima,le spese vive altrettanto. Dunque, diffidate da un prezzo stracciato e se invece un prezzo vi sembra legittimamente troppo alto chiedete al vostro veterinario di illustrarvi i motivi e magari, perchè no, fatevi  accompagnare in un bel giro guidato nella sala chirurgica, non abbiate paura di chiedere lumi su un mondo con cui giustamente non avete confidenza! Se verificate e scegliete con cognizione di causa dove e come gestire il problema, il vostro amico a quattro zampre potrà solo riceverne vantaggio.
Detto questo veniamo a noi...il giorno dell'intervento chirurgico del vostro animale è arrivato ed è importantissimo che ogni dettaglio oggi venga curato minuziosamente e costanetemente.
Prima cosa, il paziente deve essere rivisitato (la visita sarà più sommaria se sarà già stata eseguita la visita preanestetica), dovrà essere messo a suo agio e dovrà sentire finchè possibile la vostra rassicurante presenza vicina. Quando fattibile mi piace molto eseguire la premedicazione del paziente in presenza del proprietario, si tratta di una prima iniezione ad azione sedativa ed antidolorifica che serve a preparare al meglio il paziente alla successiva induzione dell'anestesia. Trovo estremamente utile e positivo che i miei pazienti si tranquillizzino senza traumi tra le braccia del proprietario (sotto la ovvia supervisione dello staff medico), in questo modo avremo un animale meglio sedato, più rilassato, col quale non avremo bisogno di utilizzare metodi di contenzione bruschi e al quale dovremo somministrare molto meno anestestico generale per ottenere l'anestesia totale.
Una volta in sala chirurgica verrà appunto indotta l'anestesia generale per via venosa e il paziente DOVRA' essere intubato (e qui ripeto verificate!!!) ed attaccato al circuito anestetico per il mantenimento dell'anestesia (se inalatoria tramite gas), DOVRA' respirare ossigeno tramite questo macchinario e DOVRA' essere COSTANTEMENTE MONITORATO da un monitor multiparametrico in tutte le sue funzioni vitali prime fra tutte la respirazione/ventilazione e cardiocircolatoria (frequenza cardiaca, ritmo cardiaco, pressione arteriosa). L'anestesista dovrà avere a disposizione tutti i farmaci d'emergenza per intervenire prontamente in caso di eventuali effetti avversi e complicanze legate alla somministrazione dei farmaci anestetici e/o alle manualità chirurgiche.
Prima durante e dopo una chirurgia, se vogliamo che “tutto vada liscio”, è di fondamentale importanza che venga trattato in modo adeguato il dolore chirurgico. Su questo argomento troppo importante e troppo ampio bisognerebbe aprire un capitolo a sé, ma in questo contesto basterà dire che un mancato controllo della sensazione dolorifica può portare a conseguenze deleterie il paziente in termini di alterazioni immediate cardiocircolatorie, respiratorie fino ad arrivare a effetti a lungo termine come ritardate/complicate guarigioni in seguito all'ormai noto calo delle difese immunitarie che una condizione di stress causa o all'instaurarsi di un dolore patologico cronico.
Esistono tante validissime e all'avanguardia tecniche di anestesia locoregionale che prevedono la desensibilizzazione della sola zona di intervento chirurgico garantendo la totale assenza di dolore al paziente e, al contempo, l'utilizzo di piani anestesiologici molto meno profondi e quindi molto meno incisivi sulla funzione cardiocircolatoria e respiratoria.
Un'anestesia ben condotta non può prescindere da tutti questi punti.
Ora Il paziente, a termine dell'intervento, dovrà essere “dolcemente” riaccompagnato alla condizione prechirurgica, verrà quindi “svezzato” dai farmaci anestetici, verrà trattato per evitare che possa sentire dolore al riveglio e, in condizioni ambientali di assoluta tranquillità e comfort, riportato in degenza dove, fino alle dimissioni, proseguirà il suo monitoraggio.

LA CHIRURGIA E' TERMINATA ED E' ANDATO TUTTO BENE...L'ANESTESISTA HA FINITO IL SUO LAVORO?

Un paziente che ha subito un'anestesia (a maggior ragione se per un intervento chirurgico) DEVE essere monitorato nelle ore successive al riveglio in modo costante e attento. I farmaci anestetici infatti a seconda della molecola, possono rimanere nell'organismo per diverse ore prima di venire completamente eliminati perciò il risveglio non va considerato concluso quando il paziente “riapre gli occhi”. Spesso i proprietari mi chiedono di portare il proprio animale il prima possibile a casa per evitargli stress ulteriore. Questo non è quasi mai possibile. Anche se ciascun proprietario agisce ovviamente d'istinto e con la massima intenzione di fare solo il bene per il proprio pet, in realtà non c'è nulla di più stressante per l'animale di percepire dolore o discomfort legato ad una procedura chirurgica senza che queste condizioni vengano prontamente riconosciute e trattate. Il lavoro dell'anestesista va ben oltre addormentare e risvegliare un paziente, l'anestesista deve ritenere concluso il suo lavoro nel momento in cui dimetterà un paziente completamente sveglio, privo di possibili effetti ancora in essere dei farmaci che ha utilizzato, un paziente in grado di deambulare ed interagire col mondo circostante e soprattutto un paziente il cui dolore (normale entro certi limiti dopo una procedura invasiva) possa essere tranquillamente trattato e gestito a domicilio secondo sua prescrizione.
La fase postoperatoria spesso viene sottovalutata, si tratta invece di una fase delicata tanto quanto quelle pre e intraoperatoria, non merita quindi una minore attenzione e tantomeno può venire gestita da personale non qualificato.
La sicurezza di un'anestesia passa anche attraverso una gestione scrupolosa e non frettolosa del periodo postoperatorio.



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